Il diploma in comunità ha richiesto una disciplina ferrea e un grande sforzo introspettivo: è stato il banco di prova che ha rivelato chi sono veramente. Una volta terminato il percorso residenziale, quel titolo di studio è diventato la base solida della mia nuova vita. Iscriversi all’università è stata una conseguenza naturale, per quanto carica di incertezze. In questo viaggio non sono mai stato solo: il legame con i compagni e i docenti della comunità è rimasto saldo, trasformandosi in un sostegno costante per ogni esame che ho sostenuto. Ho scelto di studiare per continuare a investire su me stesso, vedendo nella cultura lo strumento per disegnare il mio domani creando nuove prospettive di senso. Provo un’immensa gratitudine per l’opportunità di riscatto che la comunità mi ha dato e per la forza che ho trovato in me stesso nel saperla sfruttare appieno.
Luca
Quest’ anno ad ottobre, dopo aver preso un diploma ed essermi messo in gioco, ho deciso di frequentare un corso per diventare un Oepac ( operatore per l’autonomia e l’inclusione ) perché mi piacerebbe lavorare nel sociale a con persone disabili nella realtà della scuola pubblica dall’ infanzia all’ adolescenza. Non mi ero fatto particolari aspettative e ho avuto l’opportunità di raccogliere man mano i frutti che questo percorso mi ha offerto. Dopo l’esperienza precedente vissuta, quando mi sono preparato da privatista alla maturità con l’aiuto di un equipe di professori che è riuscita a farmi lavorare soprattutto sulla concentrazione, posso dire che non ho fatto una fatica particolare nel mantenere la frequenza e la presenza alle lezioni. A gennaio ho fatto un tirocinio in una scuola primaria in due seconde classi dove ho potuto osservare il lavoro svolto sia dall’ insegnante di sostegno che dalle insegnanti curriculari da un punto di vista esterno è stata una esperienza molto positiva e di crescita, che mi ha offerto l’opportunità di costruire una mia nuova identità personale..
Sebastiano
Due storie diverse, due percorsi estremamente simili che ci ricordano che il diploma non è un traguardo, ma un punto di partenza. E che il percorso in comunità non finisce con la dimissione.
Per Luca, il diploma è la base solida della sua nuova vita. Oggi frequenta l’università, sostenuto ancora dai legami nati in comunità, e vede nella cultura lo strumento per disegnare il proprio domani. Per Sebastiano, il presente è diventare OEPAC (Operatore per l’Autonomia e l’Inclusione), forte di tutte le esperienze formative che gli hanno permesso di costruire una nuova identità personale e professionale.
Raggiungere questi obiettivi non è stato facile e, come sempre, il nostro ringraziamento speciale va ai docenti comandati che accompagnano i nostri ragazzi; e ai nostri operatori, che comprendono l’importanza fondamentale dell’istruzione nel percorso di cura.
Un ringraziamento altrettanto importante va soprattutto a Fondazione Roma, il cui supporto ci permette di creare opportunità di formazione, reinserimento sociale e professionale per tutti i nostri ospiti. E i risultati sono tangibili: grazie a loro, ragazzi come Luca e Sebastiano non solo hanno potuto diplomarsi, ma hanno imparato a guardare oltre, verso l’università, verso un lavoro e verso un’identità sociale e professionale pienamente costruita.
Perché investire nell’istruzione significa restituire futuro. E insieme a Fondazione Roma, continueremo a farlo.





