Dal 18 al 20 maggio Palazzo Ducale ospiterà il Symposium WFTC Genova 2026, l’assise mondiale promossa dalla World Federation of Therapeutic Communities insieme a Fondazione CENTRO di Genova e FICT. Un appuntamento che si svolge ogni dieci anni in una diversa città del mondo e che quest’anno approda in Italia, riconoscendo il valore dell’esperienza italiana nel campo delle dipendenze e delle comunità terapeutiche.
Circa 200 delegati provenienti da tutti i continenti si confronteranno sui percorsi di cura, prevenzione e reinserimento sociale delle persone con dipendenze, attraverso sessioni plenarie e tavoli tematici. Al termine dei lavori nascerà la “Carta di Genova 2026”, documento internazionale che definirà linee guida e prospettive comuni per le comunità terapeutiche e l’inclusione sociale.
Questo importante percorso internazionale affonda le proprie radici nell’intuizione e nell’opera di don Mario Picchi, storico presidente del Centro Italiano di Solidarietà -CEIS- e autentico pioniere delle comunità terapeutiche in Italia. Attraverso la filosofia del “Progetto Uomo”, don Mario diede vita a un modello innovativo di accoglienza, cura e reinserimento sociale, promuovendo direttamente la nascita di numerosi centri e comunità terapeutiche su tutto il territorio nazionale e internazionale.
Fu proprio grazie alla sua visione che nacque nel 1981 la FICT – Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche, costituita come naturale sviluppo dell’esperienza del CEIS e guidata da don Mario Picchi fino al 1993. In quegli anni egli curò personalmente la formazione dei presidenti, degli operatori e dell’intera rete associativa, contribuendo a costruire un modello che negli anni sarebbe diventato un riferimento internazionale.
L’esperienza italiana ispirata dal “Progetto Uomo” si sviluppò successivamente anche in Spagna attraverso Proyecto Hombre e, con la collaborazione delle Nazioni Unite – UNDCP, in gran parte del Sud America, dando vita a una rete internazionale impegnata nella lotta alle dipendenze e nella promozione dell’inclusione sociale.
Il Symposium rappresenta quindi non solo un momento di confronto internazionale, ma anche il riconoscimento di una storia italiana che ha saputo creare modelli innovativi di accoglienza, cura e inclusione, fondati sulla collaborazione tra istituzioni, terzo settore e servizi sanitari.


